chi siamo

Girovagavamo per il mondo alla ricerca del nostro posto ideale. Cosa cercavamo non lo sapevamo, in realtà, ma ci piaceva quel modo in cui venivamo contaminati da quello che ci succedeva intorno, da quello che vivevamo intensamente, da quello che vedevamo e ci sorprendeva, ci ispirava. Girovagavamo, ci fermavamo, vivevamo quello che una certa parte di mondo ci offriva per poi, sempre, ripartire. Continuare a cercare. Quanti angoli di mondo dobbiamo ancora scovare, quante camminate verso quante idee, verso quante scoperte, verso quante persone dobbiamo ancora percorrere? Più andavamo, più andiamo tutt’ora, più la nostra insazietà si fa profonda. Viaggiare per il mondo, viaggiare per i libri, o anche semplicemente viaggiare per idee ci fa conoscere gli spazi sterminati del possibile, gli spazi del ‘da fare’. Potevamo continuare a cercare ed infatti non smetteremo mai di farlo. Siamo giovani intrepidi abitanti di un mondo in cui siamo stati catapultati e forse poco voluti, poco accettati, molto oscurati. Siamo i giovani ed intrepidi viandanti di un mondo smarrito e fatto di angoli da smussare. Da riverniciale. Alcuni, quelli distanti in cui siamo arrivati, li abbiamo accarezzati. Li abbiamo fotografati nella mente e nello stomaco per farli diventare parti del nostro carattere e del nostro modo di vedere le cose. Altri, quelli da cui siamo partiti, li stiamo osservando bene. Stiamo cercando di capire che voce hanno, di cosa vogliono parlare. Che colore potremmo dar loro.
Girovagavamo per il mondo alla ricerca del nostro posto ideale dove il possibile è un territorio sconfinato. All’orizzonte abbiamo visto casa. Colline verdi, odori buoni, un campo terso. Il posto ideale te lo inventi, ci siamo detti, contagiosi come siamo di un mondo che abbiamo visto e del mondo che sogniamo.
Il posto della Felicità è un posto possibile.

Siamo tre, lo siamo sempre stati, nelle buone e nelle cattive. Tre fratelli. Veronica, Diletta e Federico. Cresciuti nella natura quasi selvaggia di questa regione. Tra il verde dei campi di grano nei mesi di maggio e giugno ad acchiappare le lucciole e tra la neve fitta a gennaio o febbraio. Tra i fossi e i rigagnoli, le stradine sterrate, le vigne, gli oliveti della nostra famiglia, più selvaggi di noi. Cresciuti abbiamo preso strade diverse e che spesso ci hanno portati lontani per molti anni. Una volta tornati a casa le idee si sono ritrovate. E come quei giochi che facevamo tra gli alberi, la tenda degli indiani, un’astronave di cartone, abbiamo deciso di inventarcene un’altro. Un’altro gioco ancora. Ci siamo detti dobbiamo farlo. E l’abbiamo fatto. L’abbiamo chiamato Spunk perchè in fondo Pippi, Annika e Tommy ci assomigliano incredibilmente. Come incredibile era perdersi tra le nostre invenzioni. Come incredibile lo è tutt’ora.

ma non siamo soli!

Al nostro fianco, oramai da quando tutte le nostre idee hanno cominciato a diventare parole, poi inchiostro, poi concretezza ci sono i nostri compagni. Compagni di viaggio e compagni di vita che con timidezza, ascolto, dedizione, fatica ci hanno sempre aiutato e sostenuto, incoraggiato. E soprattutto ci hanno creduto. Pazzi più di noi a buttarsi il quest’avventura sono i cuori su cui noi possiamo contare, le braccia, il lavoro. Al nostro fianco c’è la nostra famiglia. Germe che ci portiamo nel sangue. Creatività, forza di volontà, propenzione al lavoro, duro, costante, in crescendo. Virus contagioso del fare. Del reagire. Del perseverare.