SPUNK

Diario di Bordo; Al giro di boa

Agosto, eccoti qua. La malinconia estiva si incastra negli angoli delle nostre bocche sporche di gelato al pistacchio e un senso di andare leggero ci spinge giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, come fa sto vento, che quest’estate non smette di soffiare, e soffiare ogni volta più forte, scompigliandoci i capelli ma raddrizzandoci i pensieri.

Siamo al giro di boa, arancione in mezzo ad un mare blu. Quello che è successo a giugno è sulla battigia, distante e silenzioso, che da qui si intravede appena. Mentre l’orizzonte alla fine del mare sono grasse onde da solcare con le nostre piccole barchette di carta coraggiose.

Siamo al giro di boa, come quando da bambin* nuotavi e nuotavi e ogni bracciata era prendere coraggio dell’altezza, anzi della profondità che c’era sotto di te. Non toccare, non vedere e comunque sbracciare in mezzo ad un ennesimo nuovo mare, poi girare la boa, dalla parte della costa opposta e nel punto in cui bisogna avere più coraggio, a quel punto, non aver più paura di niente.

Allo SPUNK noi siamo esattamente qui, oltre la linea sicura del mare segnalata dagli uomini, oltre gli scogli, oltre la boa da circumnavigare con i nostri corpi mai stanchi, a metà strada tra quello che abbiamo fatto e quello che ancora c’è da fare.

Giovedì, 5 agosto, ci fermiamo aggrappati al filo muschioso che lega la boa al mondo e che scava la sabbia nel profondissimo mare in cui muoviamo gambe e piedi per restare a galla. Da una parte la spiaggia, dall’altra il mondo. Fermi qui, prima di tornare indietro.

Poi, da domani, gireremo la boa, verso i porti sicuri e nuovamente nuovi. Come nuovi, ancora, saremo noi. E sbracciata dopo sbracciata la terra si farà meno profonda e più limpida e noi saremo più coraggiosi e più stanchi di quando abbiamo messo a mollo il primo dito del piede alla partenza, ma pure più noi. Di ogni onda rimarrà il sale che abbiamo appiccicato addosso a nutrire la nostra pelle assolata e secca, tutta la sabbia nel costume sarà il mare che incredibilmente abbiamo nuotato, braccia, gambe, acqua in bocca, nel naso, negli occhi. Più grande di noi, questo mare, ma bello uguale a noi.

Però oggi siamo qui, fermi aggrappati alla boa arancione. Sospesi o immersi, ma fermi, per un attimo, a guardarci, da una parte da spiaggia dall’altra un mondo sconosciuto, l’ennesimo. E che bello.

Domani sarà l’ultimo giorno di laboratori estivi con i nostri bambini dello SPUNK e sarà pure l’ultimo giorno di Damiana qui con noi, prima del suo matrimonio e del suo viaggio in Africa. È con queste parole che le auguriamo tutta la fortuna che riusciamo ad immaginare ma anche tutta la passione, tutta la tenacia, tutta la fiducia.

Da domani incominceremo a cercare un nuov* pizzaiol*, che possa imparare il mestiere da Diletta, aiutarla e poi col giusto tempo sostituirla perché lei possa inseguire nuovi progetti lavorativi per il nostro SPUNK e per lei, nuove strade, nuove inesplorate quotidianità.

Da domani ricominceremo a progettare, a fare ricerca, a studiare nuove possibilità per questo posto e per il suo secondo autunno. Arriveranno a fiumi idee e fili tesi su cui funambolare e arriveranno a mari pieni di onde tutto ciò che possiamo immaginare per questo posto, per questa terra e per questi noi.

Da domani si vedrà, sarà un altro giorno.

Ma oggi no. Oggi ci fermiamo a mollo di un mare tremendamente spaventoso e così incredibilmente bello, imparando a restare a galla e con la voglia di affondare. Guardarci un po’ intorno, senza vedere bene niente, avendo visto tutto fino a qui e a occhi spalancati nell’acqua salata e battente.

Che bella quest’insicurezza canaglia, che bello questo mare grandissimo.

Ma bello come siamo belli noi.

Anche oggi, pure domani, che domani si vedrà.

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