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Diario di Bordo; 19 luglio 2021 il raccolto, le radici e le fronde; TERRA MEMORIA

Da qualche anno la strada che abbiamo percorso ieri sera ha un nome e quel nome è; La Canalecchia. In realtà quelle strade, quei campi, quei fossi io, mia sorella e mio fratello li percorriamo da quando siamo bambini. Non c’era una vera e propria strada tracciata, o meglio, era nascosta. Quindi noi attraversavamo per il lungo, come dei piccoli indiani, il campo appena coltivato o con il grano altissimo, costeggiavamo gli alti alberi intrecciati dai rovi e dall’edera fino ad arrivare al fosso (e l’odore dei fossi forse lo riconoscono in pochi e quei pochi siamo noi). Nostro zio aveva piantato qualche asse traballante per attraversarlo, certo è che con le grosse nevicate era impossibile farlo perchè l’acqua scorreva veloce e metteva paura. D’estate invece bastava non aver timore del fango ed è chiaro che noi non ne avevamo. Poi risalivamo la ripida collina, dai pioppi qualche airone spiccava il volo spaventato e le lepri sempre in ritardo si accorgevano di noi ma noi non riuscivamo a prenderle mai.

Ecco, anche questa è, la mia TERRA MEMORIA.

Come lo è questa: Mia nonna, erano i primi anni ’50, scarpe risuolate ai piedi, quelle della domenica nelle mani. Era quella la strada, piena di paure, che attraversava con i suoi amici per andare a messa e salire fin su in paese. Arrivati alla casa delle suore trovavano il modo di lavarsi i piedi dalla polvere e dal fango della strada che li aveva portati fin lì, indossavano le scarpe sacrosante, e sempre troppo larghe o troppo strette, delle feste e poi come “niscoli” prendevano postazione, tutti appiccicati, tra le prime pance della chiesa, quelle riservate alla gioventù.

Non ci penso mai a tutto questo, lunghiiiiissimo, filo rosso che unisce queste storie e il motivo per cui noi insistentemente continuamo a considerare queste esperienze, proproste dallo Spunk, essenziali, forse almeno per noi.

è storia, è appartenenza, è memorie di ogni ordine e grado mai definite e mai messe tutte insieme, lungo una strada vicinale piena di tangibilissime esistenze.

Così ieri sera, dopo settimane di ideazione, passeggiate, riflessioni, scrittura, assieme a Maila ed Eleonora, il percorso della Canalecchia si è trasformato il un diario, un taccuino per le vie delle memorie, e dentro c’era tutto l’essenziale.

Quante Memorie possiede una sola strada? Quante radici? Quante fronde? Quanti voli?

un lunghissimo foglio di carta e dei pennelli da intingere nel colore nero, di quante storie parlano?

Due amiche si son ricordate che da bambine correvano a piedi nudi nei campi, anche quelli appena battuti dal grano. può il pungicare delle steppe lasciate dalla falce delle stagioni rievocare una memoria, ed essere così bella?

Una bambina che piange per calmarsi ha ficcato tutte e due le mani dentro i chicchi del gran turco e ne ha fatto un’opera d’arte, fatta solo di quell’istante di calma ancestrale, in cui lei ha sentito la materia, le sue impronte, tra le sue piccole mani di bambina.

grossi uomini barbuti hanno scritto poesie e raccolto fiori da intrecciare su fogli di carta e quelle erano le loro orme.

Una ragazza ha trovato, anche solo per un attimo appena, e poi l’ha scritta: libertà.

Maila è bravissima in questo: Donare la materia e metterla al servizio. E si stupisce sempre, come una bambina, di quello che su fogli spessi di cartone, le persone riescono a fare ma anche e con semplicità essere.

Eleonora, invece, nascosta nella natura più fitta della strada, ha aspettato e accolto nel silenzio il gruppo e il gruppo poi ha respirato la natura, ad occhi chiusi, a pieni polmoni.

Diletta ed io poi abbiamo steso teli ricamati e bianchi sul limitare del campo, come facevano i contadini finito il lavoro. Una cesta piena di salsicce secche, formaggio e pomodori ha accolto i camminatori per la cena e assieme ci siamo stupiti di quanto è semplice la felicità.

un pomodoro mangiato a morsi

una fetta di pane fresco

stendersi con tutto il corpo e sentire la terra sotto

riconoscere i pianeti o chiamare tutto con un nome, le stelle.

aspettare l’imbrunire e raccontare

di tutte le memorie

pure quelle da inventare e pure quelle future.

TERRA MEMORIA è la nostra terra.

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